Unione Montana Val Sangone
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La presidenza dell’Unione Montana Val Sangone è una corsa a due, anche se Giacone…

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Passate le elezioni amministrative che hanno toccato quattro Comuni della Val Sangone su sei, è quasi arrivato il tempo di rinnovare anche i componenti dell’Unione Montana della Val Sangone. Alcune amministrazioni, come Sangano ad esempio, hanno già eletto i propri rappresentanti, altri, come Bruino e non solo, lo faranno nei prossimi Consigli comunali. E fino qui non ci sono problemi. Problemi, o meglio dubbi, che invece nascono se si pensa a chi guiderà Villa Favorita.

Giacone presidente? Lui ne farebbe a meno

Da fine luglio 2017 Carlo Giacone, riconfermato sindaco di Giaveno meno di un mese fa, è il presidente dell’Unione, carica che però, a quanto dice, cederebbe senza rimorsi anche perché la sua seconda legislatura è iniziata con più deleghe rispetto alla precedente. Chi potrebbe quindi prendere il suo posto? In particolare dopo le polemiche da parte di alcuni primi cittadini che non vedevano più nell’Unione un soggetto capace di unificare risorse e intenti.

Le alternative? Quasi tutti i sindaci dicono “no”

Il sindaco di Sangano, Alessandro Merletti, si è già fatto da parte visto che è primo cittadino da poco più di un mese e visto che non ha mai preso parte a commissioni e riunioni dell’Unione Montana. Avrebbe detto “no” anche il sindaco di Coazze, Paolo Allais, che si è detto pronto a rivotare Giacone nonostante recentemente ne avesse chiesto le dimissioni, a patto che ci sia un nuovo programma e aspettative diverse rispetto al passato. Un altro voto per Giacone arriva da Trana dove il sindaco Bruno Gallo si è detto favorevole aggiungendo che però ci dovrebbe essere l’aiuto di tutti i primi cittadini coinvolti. Anche Reano si sono unita al coro del “no grazie”.

Il sindaco di Valgioie ci pensa

Chi invece non si è tirato indietro è il primo cittadino di Valgioie, Claudio Grosso. Si è detto possibilista anche se deve ancora valutare l’ipotesi con il suo gruppo in Comune. Ha fatto sapere di essere conscio delle poche risorse, ma questa secondo lui non può essere una scusa. “Dobbiamo abbandonare il campanilismo che ci contraddistingue”, ha detto, “ci si deve aprire a un’ottica di valle”.

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